Una recente sentenza del Tribunale di Prato ha segnato un passo avanti decisivo per l’equità nel mondo del lavoro: il Bonus mamme, pari fino a 3.000 euro annui, spetta anche alle lavoratrici con contratto a termine, e non solo a chi ha un contratto a tempo indeterminato. Una sentenza che cambia le regole Fino ad oggi, l’INPS riconosceva questo beneficio esclusivamente alle dipendenti a tempo indeterminato. Tuttavia, il Tribunale ha accolto il ricorso di una lavoratrice precaria della scuola, stabilendo che anche i contratti a termine devono rientrare nella platea dei beneficiari. Questa decisione non riguarda solo il settore scolastico, ma si estende a tutte le lavoratrici dipendenti, sia nel settore pubblico che in quello privato: aziende, cooperative, enti e altre realtà lavorative. Chi può fare ricorso? Può agire legalmente per il riconoscimento del diritto al Bonus mamma chi: Cosa si può ottenere? Chi ricorre con successo può beneficiare di: Come ottenere assistenza Lo Studio Legale Sinigaglia è al fianco delle lavoratrici per tutelare questo diritto. Valutiamo gratuitamente la situazione di ogni cliente per verificare la possibilità di avviare il ricorso. Per maggiori informazioni o per una consulenza personalizzata, scrivi a:sinigaglia@sinigagliastudiolegale.it Parità nei diritti, anche per le precarie Questa sentenza …
Inventario di un’anima ordinata
da “Avvocati per soli uomini, o quasi” Una volta all’anno, nello stesso periodo, l’avvocato Sini compie un gesto che non compare su nessuna agenda. Nessun cliente lo richiede, nessun tribunale lo impone. È un gesto silenzioso, privato, apparentemente tecnico: fare l’inventario. Non è quello fiscale, e nemmeno quello legale. È un rito personale. La chiusura temporanea dello studio, il telefono spento, il gestionale aperto solo per consultazione. Una giornata dedicata a riordinare, archiviare, chiudere le pratiche del passato, sistemare quello che si è accumulato nel tempo — non solo fisicamente. Questa volta, però, qualcosa spinge oltre. Forse l’aria di maggio, forse una nostalgia sottile, difficile da spiegare. Così, invece del solito controllo annuale, l’attenzione si sposta sull’intero archivio: dieci anni di attività, tutti lì, accatastati in scaffali alti e cassetti profondi. Faldoni numerati, etichette scolorite, cartelle con margini annotati a penna, timbri ormai sbiaditi. Sini osserva il mucchio di fascicoli con rispetto. Sa già che in mezzo a quelle carte ci sarà tutto: vittorie, accordi, rinunce, errori. C’è chi non ha più dato notizie e chi ha continuato a scrivere anche dopo la fine della causa, per un consiglio, un aggiornamento, un grazie. Il primo fascicolo che si apre fa …
Quando il cuore manca nelle aule di giustizia
Nessun bambino dovrebbe mai essere messo nella condizione di dover scegliere tra la propria madre e il proprio padre. È un peso insopportabile, un conflitto interiore che neanche un adulto riuscirebbe a sostenere senza conseguenze. Eppure, nelle aule di tribunale, questa tragedia si consuma più spesso di quanto si voglia ammettere. È accaduto anche questa volta. Un bambino, già ferito dalla separazione dei genitori, si è ritrovato davanti a un giudice, chiamato a esprimere una “preferenza”. Una parola fredda, burocratica, che cela un dolore lacerante. Preferire il papà o la mamma? Come se l’amore potesse essere pesato su una bilancia. Come se fosse giusto chiedere a un cuore di bambino di scegliere quale parte del suo mondo dover rinnegare. L’avv. Sini, con la sensibilità e il rispetto che lo contraddistinguono, ha lottato con ogni mezzo per evitare questo epilogo. Ha proposto alternative, ha invitato le parti a confrontarsi con un esperto, uno psicologo capace di mediare, di aiutare i genitori a trovare un accordo nel superiore interesse del figlio. Ma l’avvocato della controparte si è opposto con ostinazione, rifiutando ogni tentativo di mediazione. Ha scelto lo scontro. Ha ignorato il grido silenzioso di un bambino che chiedeva solo di essere …
L’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO: UNO STRUMENTO GIURIDICO PER PERSONE ANZIANE E VULNERABILI
Cos’è l’Amministrazione di sostegno? L’amministrazione di sostegno è uno strumento giuridico che aiuta persone anziane e vulnerabili a proteggere i loro diritti e i loro beni. Spesso, queste persone si affidano a semplici conoscenti per svolgere attività quotidiane come la riscossione della pensione o il pagamento delle bollette. Questo, purtroppo, può creare terreno fertile per inganni e truffe. L’amministrazione di sostegno è stata introdotta in Italia nel 2004 per aiutare le persone che si trovano in questa condizione. Si tratta di uno strumento che limita nel modo minore possibile la capacità di agire della persona anziana o vulnerabile, proteggendola dagli abusi. La capacità di agire è acquisita con il compimento del diciottesimo anno di età e consiste nella capacità di realizzare atti idonei a disporre dei propri diritti, come ad esempio l’acquisto di un immobile. Grazie all’amministrazione di sostegno, la persona anziana o vulnerabile potrà essere tutelata anche da eventuali raggiri, come la redazione di un testamento a favore di persone malintenzionate. L’amministrazione di sostegno è particolarmente utile per persone con disabilità, malati del gioco, alcolisti o tossicodipendenti che non hanno la lucidità necessaria per gestire le proprie finanze. Anche anziani che non possono recarsi presso gli sportelli bancari o …
Possibile separarsi anche se permane la convivenza tra i coniugi.
Così il Tribunale di Padova ha, con decreto 2074/2020 del 6 marzo 2020, omologato un ricorso per separazione consensuale con cui le parti chiedevano di potersi separare pur non avendo la possibilità di individuare due residenze distinte. La convivenza, dunque, non impedisce la separazione, se le parti dichiarano che la comunione materiale e spirituale tra loro è cessata.Un orientamento di buon senso e in linea con la libertà di autodeterminazione di ciascuno di noi.
- Page 2 of 2
- 1
- 2




