FERIE NON GODUTE E FESTIVITÀ SOPPRESSE

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AL VIA I RICORSI PER I DOCENTI PRECARI La recente sentenza della Corte di Cassazione SENTENZA FERIE NON GODUTE CASSAZIONE RG 883/26 ha fornito importanti chiarimenti in materia di ferie non godute e festività soppresse del personale docente a tempo determinato. POSSONO OTTENEREL’INDENNITA’PER FERIE NON GODUTE I DOCENTI CHE HANNO SVOLTO: ✅ supplenze fino al termine delle attività didattiche; ✅ supplenze temporanee e brevi. Ogni posizione sarà esaminata singolarmente per verificare la sussistenza dei requisiti. QUANTO SI PUÒ RECUPERARE? In linea generale, un docente matura circa 3 giorni al mese tra ferie e festività soppresse. Dall’importo spettante devono essere detratti i giorni di sospensione delle lezioni previsti dal calendario scolastico. Sulla base dell’esperienza maturata nel contenzioso del settore, il credito residuo può raggiungere mediamente circa 15 giorni per ogni anno scolastico svolto da settembre a giugno. L’importo recuperabile può raggiungere mediamente circa 1.000,00 euro per ogni anno scolastico di servizio. ATTENZIONE AI TERMINI Il diritto è soggetto al termine ordinario di prescrizione decennale. Dieci anni di servizio possono valere anche oltre 10.000,00 euro. Compila il form qui di seguito indicato: https://sinigagliastudiolegale.it/scuola/

FERIE NON GODUTE DEL PERSONALE SCOLASTICO – POSSIBILE RECUPERO FINO A 10 ANNI

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Lo Studio Legale Sinigaglia ha avviato numerosi ricorsi per il riconoscimento dell’indennità relativa alle ferie non godute del personale scolastico precario. I Tribunali di merito hanno già emesso diverse decisioni favorevoli, riconoscendo il diritto al pagamento delle ferie maturate e non fruite. Attualmente la giurisprudenza non è ancora del tutto uniforme: alcuni giudici ritengono che dal conteggio delle ferie debbano essere sottratti i periodi di chiusura della scuola per sospensione delle lezioni.Lo Studio Legale Sinigaglia non condivide tale interpretazione, poiché comporta una disparità di trattamento rispetto al personale di ruolo, che durante i periodi di chiusura non consuma ferie e continua anzi a maturarle. Inoltre, durante la chiusura scolastica il lavoratore, se non formalmente collocato in ferie, resta comunque a disposizione dell’amministrazione e potenzialmente richiamabile, senza beneficiare quindi di un reale periodo di riposo. È attesa nei prossimi giorni una importante pronuncia della Corte di Cassazione che dovrà chiarire i criteri di riconoscimento dell’indennità. Ad oggi i Tribunali riconoscono mediamente, a seconda dell’orientamento adottato: da 10 a 26 giorni di ferie per ogni anno scolastico per importi indicativi compresi tra € 750,00 e € 2.000,00 annui È possibile richiedere le somme relative agli ultimi 10 anni, ma si consiglia di …

Autovelox non omologato: multa annullata dal Tribunale di Padova

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Il Tribunale di Padova ha accolto l’appello del nostro Studio contro una sentenza del Giudice di Pace e ha annullato due verbali per eccesso di velocità rilevati con autovelox. Il motivo?L’apparecchiatura utilizzata era approvata ma non omologata. Secondo la giurisprudenza ormai consolidata della Corte di Cassazione, per accertare le violazioni dei limiti di velocità è necessaria l’omologazione ministeriale dello strumento: la semplice approvazione non è sufficiente a garantire la validità della rilevazione. Il Tribunale ha quindi annullato le sanzioni e condannato l’amministrazione al pagamento delle spese di giudizio. Una decisione importante che conferma un principio ormai chiaro: senza omologazione dell’autovelox, la multa risulta illegittima.

Risarcimento del danno per mancato utilizzo della carta docente riconosciuta al docente uscito dal circuito scolastico

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Il Tribunale di Vicenza ha accolto il ricorso avanzato tramite lo Studio Legale Sinigaglia nell’interesse di un docente precario al quale non era stata erogata la carta docente e che, al momento del deposito del ricorso, era uscito dal circuito scolastico. Il Giudice ha riconosciuto il diritto dell’ex docente al risarcimento del danno per non aver beneficiato, a suo tempo, del bonus che avrebbe avuto diritto di percepire.

La giustizia del cuore

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“Non è sempre questione di legge. A volte, è solo questione di tempo. E di ascolto.” Non si dovrebbe provare affetto per le coppie che si assistono in tribunale. Almeno, così dicono. Distanza professionale, rigore, equilibrio. Eppure, ci sono casi che ti restano dentro come piccoli aghi, silenziosi. Non pungono subito. Ma giorni dopo, a lavoro finito, mentre stai per archiviare un fascicolo, ti tornano in mente. Come voci che non hai il coraggio di ignorare. Marco e Marta sono stati uno di quei casi. All’apparenza, tutto era regolare: nessuna lite, nessuna guerra di avvocati, nessuna rivendicazione economica. Un divorzio pulito. Freddo. Forse troppo. E quando qualcosa è troppo silenzioso, inizia a farsi sentire. Non era compito mio chiedere “perché vi state lasciando?”.Ma era mio dovere capire se sapevano davvero cosa stavano facendo. In tanti anni di professione, ho imparato che il lavoro legale si occupa delle strutture: contratti, regole, clausole. Ma il lavoro umano , quello invisibile, si muove nelle crepe. In ciò che non è stato detto. In ciò che ancora si teme. Per questo ho chiesto a entrambi di vedersi da soli. Non per dividerli, ma per vedere se esisteva ancora un ponte. Non serve molto: un …

Ricominciare a casa

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“Non si torna indietro. Ma si può scegliere di andare avanti insieme, con passi più sinceri.” Erano passati tre giorni dal mancato divorzio. La pioggia aveva smesso di cadere, ma l’aria era ancora umida, sospesa. La casa, quella che un tempo chiamavano “nostra”, sembrava la stessa… eppure no. Ogni stanza portava i segni del tempo, e del vuoto. Marta e Marco avevano deciso di riprovarci. Ma non con proclami né promesse. Con silenzi nuovi, più leggeri. Con abitudini da ritrovare. Con errori da non ripetere. Il lunedì seguente Marco tornò dal lavoro con una piantina di basilico. La posò sul davanzale della cucina. — Ho pensato che… forse, possiamo cucinare insieme ogni tanto. Anche solo pasta e pomodoro. Marta lo guardò sorpresa. Non per il gesto, ma per il tono. Era la prima volta dopo mesi che Marco diceva “insieme” e non “tu” o “io”. — Va bene. Ma tu lavi i piatti. Sorrisero entrambi. Il patto era firmato. I giorni seguenti portarono inevitabilmente anche piccoli inciampi. Una sera Marco rispose male, nervoso per il lavoro. Marta si chiuse in sé, abituata a proteggersi. Il silenzio calò per qualche ora. Ma poi, Marco entrò in camera, si sedette accanto a …

IL RISVEGLIO DELL’AMORE “A volte non serve un discorso. Basta restare. Quando sarebbe stato più facile andarsene.”

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Il mattino dopo l’udienza, la luce entrava dalle finestre come se fosse primavera, anche se fuori faceva ancora freddo. Marta si svegliò per prima. Era nel letto matrimoniale, ma non aveva dormito davvero. Nessuno dei due aveva pronunciato parole solenni. Nessun “torniamo insieme” scandito a voce alta. Erano solo rientrati in casa insieme, in silenzio, ciascuno con una borsa in mano, come se stessero rientrando da un viaggio più lungo del previsto.Marco dormiva sul lato sinistro del letto, lo stesso che occupava da sempre. Sembrava più giovane nel sonno, meno carico, quasi vulnerabile. Marta lo osservò per un istante. Poi si alzò e andò in cucina.Il profumo del caffè inondò la casa con una naturalezza dimenticata. Quel gesto, così semplice, sembrava un atto d’intimità rivoluzionario. Mentre aspettava che la moka borbottasse, aprì la credenza in alto. I biscotti preferiti di Marco erano ancora lì, a metà. Nessuno li aveva toccati per un anno. Li mise sul tavolo. Quando entrò in cucina, Marco era ancora in maglietta e jeans. I capelli arruffati, lo sguardo incerto. Si bloccò un attimo sulla soglia. — Hai fatto il caffè? Marta annuì. — Era il minimo. Non sei un ospite. Marco sorrise. — Non so …

Scrivere un testamento è un gesto d’amore

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Pensare al futuro di chi amiamo è il modo più profondo di prendersi cura.Redigere un testamento non è solo un atto giuridico: è una dichiarazione di affetto, di responsabilità e di rispetto per i legami che ci definiscono. Mettere ordine nelle proprie volontà significa dare chiarezza a chi resta.Significa proteggere la serenità delle relazioni che continueranno anche dopo di noi, evitando conflitti, fraintendimenti e incertezze. Un gesto terapeutico e consapevole Scrivere un testamento ci mette di fronte al valore del tempo.Ci ricorda che la vita è fragile, e proprio per questo merita di essere vissuta con più presenza, più attenzione, più gratitudine. Per molti, è un passaggio che ha anche una funzione terapeutica: aiuta a mettere in ordine i pensieri, a ridare il giusto peso ai problemi, a riconoscere ciò che conta davvero.  Molto più di un’eredità economica Un testamento non riguarda solo beni materiali.Può contenere: In ogni parola, c’è un tratto della nostra identità.Un testamento può raccontare chi siamo. “Ti ho pensato con il cuore” Non è mai troppo presto per scrivere un testamento.Farlo non significa temere il domani, ma onorare il presente e chi ne fa parte. È un piccolo gesto che lascia una traccia gentile, una voce …

IL GIORNO DELL’UDIENZA “A un passo dalla fine, c’è sempre un momento in cui il cuore chiede di essere ascoltato. Basta saperlo riconoscere.”

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Era un venerdì grigio. La pioggia sottile cadeva come polvere bagnata sui vetri del tribunale. Dentro l’aula 3C, il neon tremolava appena, mentre un silenzio denso avvolgeva i presenti. Marco era seduto sulla sinistra, il nodo della cravatta stretto troppo. Marta sulla destra, un cappotto chiaro e lo sguardo basso. In mezzo, un banco vuoto. Il loro. Davanti, il giudice consultava il fascicolo con lentezza. Una pila di documenti, due firme già preparate, una sentenza pronta solo da verbalizzare. Tutto era stato definito. Nessun contenzioso. Divisione equa dei beni, custodia condivisa del cane Arturo, nessuna richiesta accessoria. L’amore non era stato menzionato nemmeno una volta. Sini sedeva due file più indietro. Non aveva detto nulla, non aveva chiesto nulla. Solo osservava. Quando il giudice sollevò lo sguardo per chiedere se i due coniugi erano pronti a firmare, Sini alzò una mano. — Mi perdoni, Vostro Onore. Chiedo di parlare, se possibile. Solo per un minuto. Il giudice si irrigidì. — Non è prassi, ma lo concedo. Faccia presto. Sini si alzò. La voce era ferma, ma non fredda. Non c’era retorica, solo verità. — Mi rivolgo a Marta e Marco. È vero: il diritto ha fatto il suo corso. I …